Rettifica di genere a 13 anni: il Tribunale autorizza dopo percorso clinico e familiare
Un ragazza originaria di La Spezia di 13 anni, ormai da qualche anno, manifestava una evidente disforia di genere, ovvero un disagio legato all’icongurenza tra l’inedita sessuale percepita e il sesso assegnato dalla nascita.
La situazione è stata ben nota ai familiari fin da subito, tanto che la sorellina la considera un fratello .
La ragazza viene quindi prese in carico del centro specializzato dell’ospedale al fine di dare il via alle procedure previste dalla legge, onde poter procedere al cambiamento di sesso , con l’autorizzazione dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale.
Il Tribunale a seguito delle risultanze mediche acquisite autorizza con sentenza la rettificazione del sesso , benché il soggetto abbia solo 13 anni.Tribunale La Spezia, sez. civile, sentenza 10 dicembre 2025.
Il Dlgs 150/2011 che ha modificato la L 164/1982 consente a coloro che manifestano la disforia di genere, di poter procedere ad un accertamento medico psicodiagnostico al termine del quale il Tribunale può autorizzare il soggetto alla modifica dell’attribuzione del sesso, indipendentemente da un intervento chirurgico.
Il Tribunale deve verificare il percorso e accertare l’esistenza dei requisiti richiesti. All’esito, ordina all’ufficiale di Stato Civile di operare la modifica, aggiornando tutti i documenti.
Nel caso in esame gli accertamenti medici hanno affermato che soggetto ormai da anni si identifica stabilmente come maschio, senza alcuna possibilità di reversione di questo convincimento.
A niente rileva la giovane età del soggetto , in quanto prevale il diritto del soggetto stesso alla propria identità sessuale e rileva l’intensità del disagio che la disforia di genere comporta nella persona, uno sdoppiamento tra la percezione di sé e il proprio corpo, nonché la percezione degli altri.
Dal punto di vista psicologico e concreto non sembrano esservi dubbi sul fatto che l’attivazione precoce del procedimento consenta numerosi vantaggi, in termini di qualità di vita adolescenziale, sviluppo di relazioni, riconoscimento sociale dell’identità che il soggetto sente profondamente come sua. Dal punto di vista giuridico è lecito interrogarsi in ordine alla capacità che il soggetto abbia per comprendere la sua identità e fare scelte che incideranno in maniera estremamente profonda sulla sua esistenza.
In questo caso benché il soggetto sia minorenne non è comunque lasciato solo nella scelta, nel senso che non è una scelta questa che può prendere in autonomia, la sua volontà ha certamente un importanza ma deve necessariamente essere sorretta dalla condivisione degli esercenti la responsabilità genitoriale, ed a loro volta i genitori non sono lasciati soli ima suportati d aun percorso medico accurato, in questo caso sia le relazione medica che le relazioni dei consulenti del giudice, sosto ste univoche ha portare elementi a favore di questa scelta, fornendone fondamenti sia medici che psicologici.
Neppure può dirsi che il minorenne potrebbe non essere in grado di esprimere correttamente la propria volontà, in quanto l’indagine del Tribunale comprende le manifestazioni “di fatto” di essa, desumibili da tutta la vita precedente.
Il tribunale ha rilevato che il minorenne nel caso specifico ha una parziale capacità di agire, e autonomia della decisone , dovuta dalla capacità di discernimento in relazione al sofferenza psicologica provata nella disforia di genere e quindi anticipa una decisione che con ogni probabilità sarebbe stata presa in futuro e che risparmia anni di sofferenza al soggetto . È evidente che, quanto più l’età sia ridotta, tanto più rigorosa deve essere l’indagine del Tribunale.
Per un adolescente, il tempo occorrente per arrivare da 13 a 18 anni non è lungo, ma “infinito”. Dentro vi è tutta una vita. Percorrerlo con o senza il disagio (sarebbe meglio dire: il dramma) della disforia ha, per l’interessato un’importanza fondamentale. Se lo scopo della legge è riconoscere un diritto fondamentale della persona, ritardare tale riconoscimento equivale a negarlo.
A ciò deve aggiungersi che le trasformazioni del corpo legate al genere, che avvengono nell’adolescenza, rendono molto più invasivo qualsiasi successivo intervento e che, una volta che sia inequivocabile e irreversibile la scelta della persona in ordine alla propria identità sessuale, l’anticipazione semplifica e rende più agevole l’intero percorso.