Il rifiuto genitoriale: prima applicazione italiana del metodo Family Bridges per superarlo, che cosa è? (Tribunale di Lecce)

Il caso riguarda un minore che, vivendo un rapporto simbiotico con il padre collocatario, ha maturato un rifiuto ostinato verso la figura materna, al punto da considerarla “superflua”.
Il Tribunale ha accolto il progetto elaborato dal Curatore speciale ed ha disposto un intervento mirato : un percorso di 15 giorni in una struttura residenziale estiva, basati sul programma Family Bridges ; un metodo ideato dalla psicologa amaricano Richard A Warsak.
Il programa prevede un percorso intensivo fatto con figure specializzate volto a ‘decontaminare’ il minore dall’influenza di un genitore. In sostanza, mira a liberare il minore dall’influenza del genitore preferito e a ricostruire il rapporto con quello rifiutato, in questo caso la madre.
L’ordinanza si distingue per il suo impegno a promuovere la bigenitorialità, principio cardine del nostro ordinamento, anche di fronte a dinamiche che richiamano il fenomeno dell’alienazione parentale – pur non riconosciuta come patologia dalla giurisprudenza italiana. Il giudice ha ammonito il padre collocatario, invitandolo a evitare condotte ostruzionistiche, pena provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale o modifiche al regime di collocamento del minore.
Questo approccio dimostra come i tribunali italiani siano sempre più aperti a soluzioni alternative, soprattutto quando gli strumenti tradizionali non producono risultati. Se da un lato questa ordinanza apre nuove prospettive, resta da valutare l’efficacia di un approccio così innovativo nel contesto italiano, dove i casi di rifiuto genitoriale sono spesso complessi e multifattoriali.
L’aspetto più interessante pero dell’ordinanza sta anche nel collaborazione attiva tra curatore speciale del minore e Giudice e servizi sociali , obiettivi della riforma Cartabia